Come Huawei Italia ha colmato il vuoto tra la formazione tradizionale e l'applicazione pratica attraverso un percorso di reskilling manageriale su misura per 60 manager.
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Panoramica dell'Azienda
Huawei Technologies è un'azienda cinese fondata nel 1987 a Shenzhen da Ren Zhengfei, oggi tra i principali attori mondiali nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di prodotti e soluzioni ICT, con un modello di proprietà interamente detenuto dai propri dipendenti. Il gruppo è presente sul mercato attraverso le divisioni Carrier, Enterprise, Consumer e Digital Power, ed è riconosciuto come uno dei maggiori investitori al mondo in ricerca e sviluppo, settore in cui impiega una quota rilevante del proprio organico. In Italia, Huawei opera dal 2004 attraverso due sedi principali, a Milano e a Roma, oltre a uffici in altre città del Paese, per un organico locale stimato tra le 600 e le 750 persone a seconda del periodo di riferimento. La struttura italiana include inoltre centri di Ricerca e Sviluppo e Innovation Center dedicati, tra cui il centro globale per le tecnologie Microwave con sede a Milano. Proprio in un contesto già caratterizzato da un forte investimento interno sulla formazione, con una piattaforma e-learning che conta oltre 20.000 corsi e iniziative erogate anche a livello di headquarter europeo, nasce l'esigenza che ha portato Huawei Italia a intraprendere il percorso descritto in questo case study insieme a Wibo.
La Sfida
Il rapporto tra Huawei Italia e Wibo nasce nel 2024 con un percorso pilota interaziendale rivolto a un gruppo ristretto di sei Manager, pensato per testare la metodologia prima di un impegno più ampio. Dopo aver osservato i risultati del pilot e raccolto i feedback dei partecipanti nel corso del 2025, Huawei Italia ha potuto mettere a fuoco con maggiore precisione un limite del proprio impianto formativo: nonostante una piattaforma e-learning con oltre 20.000 corsi e numerose attività erogate a livello locale e di headquarter, mancava un'offerta realmente localizzata e costruita sulle esigenze specifiche della popolazione manageriale italiana. Questo gap ha rappresentato il punto di partenza concreto per la collaborazione avviata nel 2026.
La Soluzione
Wibo ha risposto costruendo un percorso pensato come alternativa concreta alla formazione divulgativa: non semplici corsi teorici o speech motivazionali, ma un programma pratico e trasformativo, con strumenti applicabili nel lavoro quotidiano e momenti di confronto diretto con executive che hanno raggiunto determinati livelli di successo. È proprio questa combinazione — praticità degli strumenti e confronto reale con figure di riferimento — a rappresentare, secondo Huawei, l'elemento distintivo rispetto a quanto offerto da altri fornitori di formazione già testati in azienda.
L'Impatto
I risultati del percorso emergono con chiarezza sia dai dati di partecipazione sia dai feedback informali raccolti quotidianamente da Huawei. Le sessioni hanno registrato tassi di partecipazione spontanea tra il 70 e l'80%, al punto che chi non poteva partecipare per motivi di lavoro chiedeva di poter recuperare i contenuti. Un dato che per Donatella Criscuolo rappresenta la prova più concreta di un programma percepito come utile e non come un obbligo formativo. Il riscontro più significativo, tuttavia, arriva dai manager stessi: diversi partecipanti hanno riferito di aver già iniziato ad applicare nel proprio team le pratiche apprese durante il percorso, trasformando i contenuti delle sessioni in comportamenti concreti di leadership quotidiana.
Conclusione
L'esperienza di Huawei Italia con Wibo racconta il passaggio da una formazione tradizionale, per quanto solida e ben strutturata, a un modello capace di incidere realmente sui comportamenti manageriali. Il percorso pilota del 2024 ha aperto la strada a un programma su scala più ampia nel 2026, costruito insieme sulla base di un'esigenza precisa: colmare il divario tra formazione divulgativa e applicazione pratica. Il risultato, secondo Huawei, è stato un percorso vissuto con partecipazione spontanea e tradotto in comportamenti concreti all'interno dei team, al punto che alcuni manager lo hanno inserito nei propri obiettivi personali di sviluppo. Una raccomandazione che Donatella Criscuolo estende senza esitazioni ad altre realtà HR alla ricerca di un percorso di valore.
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